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venerdì 12 aprile 2013

Il grande lavoro dei 10 saggi

I 10 saggi dopo un lungo, estenuante e difficile lavoro, finalmente hanno partorito il topolino. Sono anni che questi signori sono in parlamento o fanno parte della casta, finora non hanno dato alcun contributo positivo; alcuni di loro sono responsabili dello sfascio del Paese. Il documento prodotto è una volgare provocazione per gli esodati, gli scoraggiati, i disoccupati, i pensionati e per tutti coloro che, in poco tempo, sono stati ridotti alla miseria. Molti punti della/e relazione/i confermano la linea di B., di Veltroni, D'Alema e compagnia bella. Continuano a far finta di non capire che la gente ha bisogno di LAVORARE, invece molti italiani continuano a perdere il posto di lavoro, a causa anche della legge Fornero, approvata con orgoglio, dai partiti in cui questi politicanti militano. Basterebbe che eliminassero i vitalizi, le indennità di fine mandato dei parlamentari, consiglieri e presidenti di regioni, riducessero le pensioni d'oro ad un tetto di € 4000 mensili, per recuperare qualche milione di euro per aiutare, temporaneamente, i cittadini ridotti sul lastrico dalla politica economica scellerata montiana. Anche se è una goccia di acqua nell'oceano, poche migliaia di famiglie potrebbero essere aiutate e/o alcuni esodati potrebbero andare in pensione. E' preferibile ed auspicabile dare la pensione ad un esodato che dare il vitalizio ad un Sgarbi, piuttosto che a ad un Zambetti.

venerdì 5 aprile 2013

Indennità fine mandato Zambetti

La regione Lombardia e i lombardi si preparano a pagare all'ex consigliere Zambetti un'indennità di fine mandato, di circa € 250.000, per soli 12 anni di attività, oltre al vitalizio maturato per legge. Se, a questo, consideriamo che ha esercitato nel peggior modo possibile il suo mandato di parlamentare regionale, allora il quadro si completa.

Un lavoratore italiano, se matura la pensione, per ricevere una liquidazione così cospicua dovrebbe vivere almeno 4 volte. Lo Stato italiano è come madre natura, comprensiva, benevola e indulgente con i più fortunati, mentre è crudele, selvaggia, cattiva e meschina con chi ha meno ed è più debole. Contro madre natura non possiamo opporci, poiché non esistono strumenti adeguati per difenderci, invece contro queste ingiustizie sociali possiamo reagire e cercare di correggere le iniquità che offendono la dignità della maggioranza, dei più deboli e degli indifesi.

Non si può accettare che un parlamentare, un consigliere regionale, un boiardo di Stato, percepiscano liquidazioni milionarie e vitalizi e/o pensioni d'oro. Non è vero che togliere questi privilegi si risparmia poco e che coloro che sostengono questa tesi sono dei populisti, dei demagoghi, degli opportunisti e/o dei comunisti; con i soldi che si risparmierebbe, da questi tagli, si potrebbero pagare le pensioni agli esodati e/o dare ai disoccupati o a chi è in cerca di occupazione un reddito di cittadinanza. Inoltre, se lo Stato facesse pagare le tasse ai molti, tanti evasori fiscali, le condizioni economiche di molti cittadini italiani migliorerebbero di quel poco per consentirgli di vedere un futuro meno cupo.

Dai nostri politicanti è assai inverosimile che ci si possa aspettare che facciano una legge che abolisca i propri privilegi; purtroppo nel M5S non ho visto nel programma l'abolizione della liquidazione e dei vitalizi dei parlamentari, presidenti/consiglieri regionali e tutti coloro che che godono di questi privilegi.

Sono sempre più convinto che un movimento/partito politico debba riportare nel proprio programma questo punto e battersi con forza affinché venga approvata la legge, nei primi 100 giorni della nuova legislatura parlamentare, che abolisse questi assurdi iniqui privilegi della casta. Sarebbe un segnale di cambiamento radicale, importante e significativo.

domenica 11 novembre 2012

Svolta democratica e radicale

Questo Governo non fa gli interessi del Paese, ma solo quelli delle categorie meno svantaggiate e delle Banche. Vedere sfilare lavoratori esodati, lavoratori licenziati e precari dà molta tristezza e provoca un senso di scoramento e un sentimento di rabbia, poiché un Governo degno di questo nome dovrebbe lottare fino allo stremo per tutelare gli interessi dei più deboli e indifesi. In un momento di crisi non si lasciano a casa i lavoratori, non si taglia il finanziamento alla istruzione e alla sanità pubbliche,ma si tagliano le spese inutili: armamenti, pensioni baby, vitalizi e opere pubbliche faraoniche inutili e fuori dal tempo. Purtroppo, fino a quando ci saranno i banchieri al Governo e gli attuali partiti che sostengono questo esecutivo, l'Italia procederà di male in peggio. Una brava casalinga avrebbe gestito molto meglio questa pesante crisi economica, avrebbe tagliato come, di solito fa nella gestione della casa, tutti i rami secchi e gli stipendi milionari dei politici, dei boiardi di Stato e dei manager di imprese pubbliche. Non è vero che si ricaverebbe ben poco da misure di questa fatta, sarebbe un segnale molto bello che potrebbe portare nelle casse dello Stato un bel gruzzolo di euro e dare un segnale di cambiamento incoraggiante. Di solito, in una famiglia sono i genitori che danno l'esempio ai propri figli, con gesti corretti ed educativi. Ho sempre votato PCI, PDS, Rifondazione Comunista e DS, ora mi rifiuto persino di ascoltare e/o di leggere le interviste fatte ai politici di questi partiti, poiché hanno avuto tante possibilità per cambiare le regole del gioco, invece hanno difeso solo i loro cadreghini. Si sono sempre limitati a dire che la situazione economica del momento, era tale per cui non c'erano i presupposti per fare dei cambiamenti e migliorare le condizioni dei lavoratori. Hanno preso in giro tutti coloro che li hanno votati, non meritano più fiducia. Sfortunatamente tutti i politici/politicanti, anche se non saranno più rieletti, maturano ingiustamente, solo dopo pochi anni di attività parlamentare, il vitalizio. Molti degli attuali politici non hanno mai lavorato in vita loro, hanno solo fatto politica ed è assolutamente insopportabile che debbano percepire la cospicua pensione. Sarebbe auspicabile e giusto che andassero in quiescenza solo dopo aver maturato i requisiti previsti dalle leggi, che essi stessi hanno approvato per gli onesti cittadini italiani. Cari concittadini solo noi, attraverso il voto, possiamo cambiare la sorte di questo meraviglioso Paese. Mandiamo a casa tutti i politicanti di professione, diamo una sterzata radicale al modo di far politica, intesa come tutela e difesa del bene collettivo.

mercoledì 17 ottobre 2012

Nuova Rinascita Democratica: Apologo sull’onestà

Nuova Rinascita Democratica: Apologo sull’onestà: Sembra scritto oggi! Si attaglia molto bene alla nostra realtà. Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti di Italo Calvino* C’era un pa...

Apologo sull’onestà

Sembra scritto oggi! Si attaglia molto bene alla nostra realtà.

Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti

di Italo Calvino*
C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.

Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito; anzi, benemerito: in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che in ogni transizione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene il privato che si trovava a intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d’aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.

Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale alimentato dalle imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Perché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse) la finanza pubblica serviva a integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome del bene comune s’erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse che in altre epoche e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza d’atto di forza (così come in certe località all’esazione da parte dello stato s’aggiungeva quella d’organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori pur provando anziché il sollievo della coscienza a posto la sensazione sgradevole d’una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.

Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino a allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere. Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e d’interessi illeciti come tutti gli altri.

Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche (e tante altre attività più modeste fino allo scippo in motoretta) s’inserivano come un elemento d’imprevedibilità nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita.

In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che, usando quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge, e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini, illustri e oscuri, si proponevano come l’unica alternativa globale al sistema. Ma il loro vero effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile, confermandone la convinzione d’essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla.

Così tutte le forme d’illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.

Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più probabile.

Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare la società, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.


* da Repubblica, 15 marzo 1980 e in “Romanzi e racconti, volume terzo, Racconti e apologhi sparsi”, Meridiani, Mondadori

domenica 14 ottobre 2012

Abolizione della Pensione baby

Dopo tutta questa commistione di corruzione, malaffare, latrocinio di denaro pubblico e connivenze di alcuni politicanti di professione con personaggi poco raccomandabili, la politica continua a tergiversare e a scaricare le responsabilità sui singoli. Non è più accettabile che due Presidenti di Regioni importanti continuino a restare ancora in sella ad un cavallo ormai morto. Le opposizioni fanno sfoggio della solita retorica puritana senza un costrutto concreto, poiché anch'esse hanno molti scheletri negli armadi. Serve una svolta radicale e repentina nel modo di fare politica, bisogna anteporre gli interessi generali a quelli personali o di bottega. Sono sufficienti due mandati, dopo i quali il politico riprende la propria attività lavorativa e va in quiescenza, come tutti gli altri lavoratori italiani, dopo aver maturato i requisiti previsti dalle leggi vigenti. Si potrebbe e si dovrebbe eliminare le pensioni baby dei parlamentari, dei consiglieri regionali, dei boiardi di Stato e di tutti coloro che godono di questi privilegi, nonché abolire il doppio/triplo (cospicuo) compenso che può essere la pensione o altro beneficio. Non è tollerabile che ci siano persone che guadagnano, tra stipendio e indennità varie, diverse decine di migliaia di euro mensile e, lavoratori che percepiscono poche centinaia di euro. Questo è un Paese democratico solo sulla carta, nei fatti dimostra di essere esattamente il contrario; si penalizzano le persone che percepiscono redditi bassi, se sono fortunati di avere un lavoro, e si umiliano nella loro dignità i ceti meno abbienti. Non ho ascoltato da nessun segretario di partito né dal M5S affermare che, nel caso di vittoria alle prossime politiche, verranno aboliti questi privilegi nei primi 100 giorni della legislatura. Bisogna impartire alla casta la buona educazione, il rispetto della dignità dei più deboli, l'onestà e l'eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. La società è un insieme di anelli che operano per la coesione e per il benessere della collettività; se questo forte legame che ci tiene uniti viene meno, allora si creano le iniquità e le differenze incolmabili tra i privilegiati e le classi più indigenti del Paese. Per realizzare questo disperato sogno è indispensabile azzerare l'attuale casta e l'inetta classe politica, oramai sfiduciata dal Popolo italiano. E' un'utopia che potrebbe realizzarsi se quel 35/40% della popolazione che, di solito non va a votare, si turasse il naso e si recasse al seggio elettorale, anche solo per annullare il voto. Non è vero che tutti sono uguali: non si può giudicare, né diffidare di una persona che non ha mai avuto militanza politica e ha una fedina penale eburnea.

domenica 30 settembre 2012

La grande accozzaglia

Le elezioni si stanno avvicinando e, contestualmente gli accordi fra i navigati leader politici, dei diversi schieramenti, si fanno sempre più incessanti. Essi propongono alla guida del Paese un banchiere che ha affamato i lavoratori, i pensionati e ha tartassato gli imprenditori onesti, i quali fanno salti mortali per salvare le proprie aziende. Purtroppo non si rendono conto che il danno che hanno prodotto è irreversibile se saranno loro a governare il nostro Paese. Bisogna che il popolo faccia capire ai politicanti improvvisati e ai loro sodali che i radicati privilegi non hanno più ragione di essere. Bisogna tagliare nettamente e con effetto retroattivo le pensioni baby, i vitalizi, la seconda e la terza pensione, gli stipendi d'oro o altre indennità o diavoleria varie, validi soltanto per i soliti protetti. Ascoltare i politicanti nostrani affermare che, i vitalizi sono stati aboliti e, che anche per loro è stato introdotto il metodo contributivo, mi sembra una presa per i fondelli. Un cittadino lavoratore va in pensione dopo aver maturato i requisiti previsti dalle leggi e, se non raggiunge gli anni di contribuzione, pur avendo l'età anagrafica, la pensione gli viene brutalmente decurtata. Ebbene non si capisce perché i parlamentari e i consiglieri regionali non debbano seguire questa direttiva: la legge è uguale per tutti, non solo per il popolo sovrano (?). In questi giorni abbiamo letto sui giornali e, ascoltato in televisione, lo scandalo dei consiglieri della Regione Lazio, le loro indecorose giustificazioni, nonché le invettive della Governatrice, ex sindacalista, Polverini. Mentre, noi cittadini, siamo strozzati dalle tasse, i consiglieri regionali sbafa(va)no ostriche e brinda(va)no con champagne, dilapidando i soldi pubblici. La Regione Lazio è solo la punta dell'iceberg, sembra che tutto sia avvenuto improvvisamente e all'insaputa di chi doveva vigilare e approvare certi ameni e odiosi provvedimenti. Per fortuna, in Italia abbiamo ancora corpi dello Stato sani e onesti che controllano e reprimono, fin dove possono, questi mascalzoni arruffoni. Serve una vera pulizia in tutti gli apparati dello Stato; non è ammissibile che si candidino persone con precedenti penali o con condanne definitive. Chi si candida deve essere immacolato, pulito e senza scheletri nell'armadio, non si può accettare in Parlamento, in Regione, in provincia e in Comune o in un ente pubblico chi ha condanne penali definitive o pendenti. Ormai è noto a tutti che, coloro che si candidano in politica, lo fanno solo per proprio interesse personale e/o familiare; in questi ultimi 20 anni abbiamo raccolto una casistica abbastanza corposa e molto esaustiva al riguardo. Bisogna assolutamente andare a votare, poiché serve un cambio netto e radicale. Non ci devono essere più politici di professione, ma persone che si prestino alla politica, in modo transitorio, per un massimo di 2 legislature, dopo le quali riprendano la propria attività professionale. Altro punto dolente è che, la maggior parte dei politici è costituita da avvocati, da numerosi medici, da ingegneri, da tantissimi filosofi, da pochi insegnanti – che ignorano la propria categoria di appartenenza -, da magistrati e da professionisti vari, dotati di cospicui mezzi finanziari; sono escluse e non rappresentate molte categorie della società civile del Paese. Un cittadino/elettore dovrebbe chiedersi come mai questi signori spendono centinaia di migliaia di euro per finanziare la propria campagna elettorale, ci deve essere un tornaconto e qual è il loro interesse. Un imprenditore se investe € 100 deve avere un ritorno molto maggiore, altrimenti l'impresa che dirige fallisce prima di nascere. Un politico per ricavare più di quanto ha investito cosa deve fare? La risposta viene da sé, non c'è bisogno di fare elucubrazioni mentali. É notorio il detto: in tutti gli ambienti ci sono le mele marce. Questo vuol dire che nella magistratura, nel pubblico impiego, nel privato ci sono delle persone che non fanno il proprio dovere: le mele marce sono poche ed individuabili. Non si può affermare questo concetto per i politici, poiché è diffusa la concezione che non tutti i politici sono corrotti e/o disonesti: ci sono persone perbene (poche) che adempiono correttamente il proprio dovere. Serve, pertanto, una sterzata radicale e immediata per ripristinare un rapporto di fiducia tra elettori ed eletti, in modo che ci sia rispetto e considerazione per chi si sacrifichi e si batta per migliorare le condizioni di vita della collettività. È auspicabile che alle prossime elezioni politiche avvenga una morbida palingenesi generazionale politica e democratica, per ripristinare i diritti/doveri di tutti i cittadini di fronte alla legge e l'annullamento, nel più breve tempo, della classe politica di professione che tanto danno ha provocato alla nostra società.